Spesa
Copilot, ChatGPT e Claude: differenze e criteri di scelta
Redazione Delphis · Pubblicato il · 6 min di lettura
Copilot, ChatGPT e Claude sono tre assistenti di AI generativa offerti da fornitori diversi, e la loro scelta in azienda non si risolve con una classifica di funzionalità. Si risolve con un quadro di criteri: il caso d'uso da servire, l'integrazione con l'ecosistema esistente, i requisiti di dati e sicurezza, il costo reale per seat e il grado di indipendenza dal fornitore che l'azienda vuole mantenere.
Perché un confronto di funzionalità non basta
I prodotti di AI generativa cambiano rapidamente. Una tabella di funzioni scritta oggi è superata dopo pochi mesi, e chi decide su quella base compra una fotografia. Un confronto che resista al tempo parte da ciò che è stabile: i bisogni dell'organizzazione.
C'è poi un secondo limite: le caratteristiche dichiarate dicono cosa lo strumento può fare, non cosa fa nel vostro contesto. La stessa licenza può produrre valore in un reparto e restare inutilizzata in un altro.
Per questo il punto di partenza è una domanda diversa: per quale lavoro stiamo scegliendo, e con quali vincoli? Le sezioni seguenti propongono cinque criteri per rispondere.
Criterio 1: il caso d'uso
Il primo criterio è cosa deve fare lo strumento, per chi. Casi d'uso diversi hanno esigenze diverse: redigere e riformulare testi, sintetizzare documenti lunghi, assistere nello sviluppo software, analizzare dati, supportare il servizio clienti, cercare informazioni nella documentazione interna.
Elencate i casi d'uso per reparto e valutate per ciascuno tre aspetti:
- la frequenza: quante persone lo svolgono e quanto spesso;
- la criticità: cosa succede se l'output è sbagliato;
- il valore atteso: quanto tempo o qualità si recuperano.
Un registro dei casi d'uso rende questo esercizio sistematico. Senza di esso si finisce a scegliere lo strumento prima di aver capito il problema, che è l'origine più comune della sovrapposizione di licenze.
Criterio 2: l'integrazione con l'ecosistema aziendale
Il secondo criterio è quanto lo strumento si inserisce nell'ambiente in cui le persone già lavorano. Un assistente che vive dentro gli strumenti di produttività, di posta o di sviluppo usati ogni giorno ha una barriera d'ingresso più bassa di uno che richiede di cambiare abitudini.
Valutate in modo concreto:
- con quali applicazioni e fonti di dati aziendali può dialogare;
- come si gestiscono identità, accessi e permessi (ad esempio con il single sign-on);
- quali possibilità di integrazione tecnica esistono per i flussi automatizzati;
- quanto sforzo richiedono configurazione e manutenzione.
Qui conviene essere prudenti: le capacità di integrazione evolvono e vanno verificate con il fornitore e con prove sul vostro ambiente, non assunte da materiali commerciali. Un'integrazione profonda favorisce l'adozione, ma aumenta anche la dipendenza dal fornitore, tema che riprendiamo al criterio 5.
Criterio 3: requisiti di dati e sicurezza
Il terzo criterio riguarda cosa succede ai dati che entrano nello strumento. È il terreno di DPO e CISO, e spesso quello che esclude un'opzione indipendentemente dalle altre qualità.
Le domande da porre a ogni fornitore, e da documentare:
- Quali dati vengono trattati e dove, e se esistono impegni sulla localizzazione.
- Se i contenuti inseriti possono essere usati per addestrare i modelli, e in quali condizioni contrattuali.
- Quale ruolo assume il fornitore ai fini del GDPR (art. 28 sul responsabile del trattamento) e quali garanzie offre per eventuali trasferimenti verso Paesi terzi (capo V).
- Quali controlli di accesso, registrazione delle attività e conservazione dei dati sono disponibili.
- Come il fornitore rientra nella vostra analisi del rischio sulla catena di fornitura, in particolare se rientrate nell'ambito della NIS2.
Per i trattamenti che presentano rischi elevati può essere necessaria una valutazione d'impatto (art. 35 GDPR). Questi riferimenti sono informativi e non sostituiscono un parere legale: la valutazione finale spetta al vostro DPO e ai consulenti legali. Per approfondire, vedi GDPR e AI generativa in azienda.
Criterio 4: il costo per seat reale
Il prezzo di listino per seat è solo l'inizio. Il costo reale per seat è quello che l'azienda sostiene davvero, diviso per chi usa lo strumento.
Una formula pratica: sommate licenze, eventuali costi di integrazione, formazione, amministrazione e supporto, e dividete per il numero di utenti attivi, non per i seat acquistati. Se acquistate 500 seat (numero ipotetico) e ne usano regolarmente 300, il costo per utente attivo è di due terzi più alto di quello che appare in fattura (500 ÷ 300 = 1,67).
Due conseguenze pratiche. Primo: uno strumento apparentemente più caro per seat può costare meno per utente attivo, se l'adozione è maggiore. Secondo: il costo cambia nel tempo con l'uso, quindi va misurato periodicamente. Il metodo per individuare seat inattivi e sovrapposizioni è descritto in come ridurre la spesa per le licenze AI aziendali.
Criterio 5: l'esigenza di indipendenza dal fornitore
Il quinto criterio è quanto l'azienda vuole, o può permettersi, dipendere da un solo fornitore. Il mercato cambia in fretta: condizioni, prestazioni e modelli di licenza possono mutare, e il fornitore migliore oggi non è detto che lo sia fra dodici mesi.
L'indipendenza ha un costo, perché gestire più strumenti richiede più coordinamento. La dipendenza ha un altro costo, meno visibile: minor potere negoziale e difficoltà a cambiare quando serve.
Per ponderare il criterio chiedetevi:
- quanto è difficile migrare flussi di lavoro, prompt e conoscenza accumulata verso un altro strumento;
- se i vostri dati e le vostre configurazioni sono portabili;
- se una scelta di oggi vi lascia opzioni aperte o le chiude.
Non esiste una risposta valida per tutti. Chi ha casi d'uso omogenei può concentrarsi su un fornitore; chi ha esigenze molto diverse tra reparti può preferire un portafoglio, purché governato.
Perché serve una vista multi-vendor
Applicare i cinque criteri richiede dati confrontabili. Il problema è che ogni fornitore espone i propri dati di utilizzo e di costo nella propria console, con metriche e granularità diverse. Senza un livello comune, il confronto si riduce a impressioni e a quello che dicono i fornitori stessi.
Una vista multi-vendor serve a tre scopi:
- Confrontare sui fatti. Utilizzo e costo per seat, per reparto e per caso d'uso, nella stessa unità di misura.
- Individuare le sovrapposizioni. Dove più strumenti servono gli stessi utenti per lo stesso compito.
- Negoziare con cognizione. Sapere quanto si usa davvero rafforza la posizione al rinnovo.
Questa vista ha senso solo se chi la fornisce non è legato ai fornitori confrontati.
Come usare il quadro nella pratica
Un percorso semplice per applicare i criteri:
- Elencate i casi d'uso per reparto e assegnate loro una priorità.
- Per ciascun caso, definite i requisiti minimi di dati e sicurezza insieme a DPO e CISO.
- Scartate le opzioni che non rispettano i requisiti, senza compromessi.
- Provate le opzioni rimaste con un gruppo pilota e raccogliete dati di utilizzo.
- Calcolate il costo per utente attivo e valutate la dipendenza dal fornitore.
- Decidete, documentate il motivo e fissate una data di revisione.
Rivedete il confronto a ogni rinnovo o quando cambiano in modo significativo prodotti o condizioni.
Dove si colloca Delphis
Delphis è una piattaforma indipendente dai fornitori di AI che collega spesa, adozione, impatto e obblighi normativi. Raccoglie in un unico modello i dati di utilizzo e di costo di strumenti diversi, così da confrontarli per reparto, ruolo e caso d'uso e da vedere dove si sovrappongono. Non vende modelli né licenze, e questo consente di leggere i dati senza interessi verso un fornitore. Per i dettagli sull'analisi dei costi, consultate la pagina Spesa.
Domande frequenti
- Qual è la differenza principale tra Copilot, ChatGPT e Claude per un'azienda?
- Più che nelle singole funzioni, la differenza sta nel modo in cui ciascuno si inserisce nel contesto aziendale: integrazione con gli strumenti già in uso, condizioni sui dati, modello di licenza. Conviene confrontarli sui vostri casi d'uso, non su un elenco di caratteristiche.
- Conviene scegliere un solo assistente AI per tutta l'azienda?
- Non necessariamente. Un unico strumento semplifica gestione e costi, ma può non coprire tutti i casi d'uso. La scelta giusta dipende da quanto i bisogni dei reparti sono omogenei e da cosa dicono i dati di utilizzo.
- Come si calcola il costo reale per seat di un assistente AI?
- Si divide la spesa totale (licenze, formazione, amministrazione, integrazioni) per il numero di utenti che lo usano davvero, non per i seat acquistati. Un seat poco usato fa salire il costo effettivo per utente attivo.
- Perché serve una vista multi-vendor?
- Perché i dati di utilizzo e di costo di ogni fornitore vivono in console separate. Senza una vista comune è difficile confrontare gli strumenti, individuare le sovrapposizioni e negoziare da una posizione informata.
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